Petrolio: Quanto Tempo Manca per digli Addio Per Sempre?

petrolio, addio petrolio

Il Petrolio resta ancora una fonte importante, ma le rinnovabili gli corrono dietro con grande fretta

In 10 anni potremmo dire addio al petrolio.

E’ il professor Benjamin Sovacool a dirlo. Direttore del think tank Sussex Energy Group dell’università inglese del Sussex, si è dedicato negli ultimi anni allo studio delle transizioni energetiche nella storia.

Sovacool ha notato come i passaggi siano stati sempre più veloci durante il corso della storia, e oggi potrebbero esserlo ancora di più.

Le sue teorie si basano sul circolo delle informazioni odierno, dovuto al telefono e a internet, ancora troppo giovani per influenzare l’espansione del petrolio. Sono tuttavia utilissimi a far crescere le energie rinnovabili che durante il boom dei combustibili fossili sono rimasti silenziosamente in ricerca di soluzioni.

Oggi i progressi iniziano a venire alla luce. Con l’aiuto dei governi potremmo trasformare l’economia energetica del pianeta in un tempo approssimabile ai 10 anni.

E il professore ha molti esempi su cui basarsi.

Il fulcro del suo discorso però si concentra su come questa transizione potrebbe essere agevolata dai governi e rallentata dal mercato. Questo infatti spesso smorza ogni sviluppo con la concorrenza e la competizione.

I tempi di realizzazione sono attualmente frenati. Se i governi riuscissero a muoversi unitamente nella direzione della sostenibilità, rinunciando ai privilegi economici delle imprese, potremmo assicurare ai nostri figli un futuro più pulito e sano destinato a migliorare.

Per agevolare questo passaggio puoi passare anche tu ad un fornitore di energia rinnovabile low cost, che senza costi in più ti fa fare la cosa giusta.

 

 

La Svezia spegne le centrali a carbone

Energia pulita al posto del carbone

La Svezia rottama il carbone e punta sulle energie rinnovabili.

Il carbone va in pensione. E, come sempre nella storia, sono i Paesi più evoluti, quelli del Nord del Mondo a far da apripista alle novità.

Il Premier svedese, innanzi all’assemblea Generale dell’ONU, ha dichiarato guerra aperta, anche in termini di sanzioni pecuniarie, a tutti i produttori di sostanze inquinanti. Al momento il Paese avente per capitale Stoccolma riesce a sopperire al fabbisogno energetico nazionale con ben il 60% di combustibili rinnovabili.

Scontato dire che l’obiettivo del locale governo è il conseguimento del 100% in tal senso. Segue a ruota la Svizzera che, per ragioni geomorfiche, sociopolitiche industriali differenti, conta di conseguire il medesimo traguardo entro almeno i prossimi 20 anni.

E l’Italia? Fanalino di coda, naturalmente! Però fortunatamente qualcosa si muove. Nei giorni scorsi sono state poste in mare le prime pale per la produzione di energia eolica. Fatti che confermano i dati di Terna: “Nel primo semestre 2015 le fonti “pulite” hanno coperto il 37,1% dei consumi di energia elettrica e l’eolico è cresciuto del 9,6% rispetto allo stesso periodo del 2014″.

Finalmente una notizia che ci riavvicina ai paesi, economicamente, tecnologicamente e culturalmente, più avanzati.